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Yu Yu Hakusho – Recensione dell’adattamento Netflix

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È finalmente arrivato su Netflix l’adattamento, sotto forma di serie televisiva, di Yu Yu Hakusho conosciuto ai più come Yu degli spettri.

Yu Yu Hakusho Netflix

Yu Yu Hakusho, Netflix ha fatto centro?

Per i meno avvezzi degli anime/manga degli anni 90 è doveroso fare un piccolo riassunto, giusto per comprendere al meglio quello di cui andremo a trattare quest’oggi. Yu Yu Hakusho (da noi conosciuto come Yu degli spettri) è un manga disegnato da Yoshihiro Togashi (papà anche di Hunter x Hunter) dal 1990 al 1994. La serie è composta da ben 175 capitoli suddivisi in 19 volumi.

Di quest’opera successivamente è stata tratta una serie animata trasmessa in Giappone dal 1992 al 1995 ed in Italia dal 2002 al 2001 al 2006, composta da 112 puntate suddivise in quattro stagioni con l’aggiunta di due lungometraggi di animazione. In Yu Yu Hakusho il protagonista è Yusuke Urameshi, un bulletto che non ha rispetto per niente e nessuno, il quale tuttavia dopo essere morto viene riportato in vita con l’incarico di Detective del Mondo degli Spiriti.

Non entreremo nel vivo della storia, tuttavia è legittimo ricordarvi i 175 capitoli del manga o le 112 puntate dell’anime, poiché questi rappresenteranno il punto focale di tutta questa nostra recensione. Vi basti sapere che il “buon” Yusuke Urameshi nella sua avventura avrà modo di scontrarsi con diversi demoni, più o meno pericolosi, persino con le quattro venerabili bestie, che daranno non poco filo da torcere al nostro eroe e ai suoi alleati.

Yu Yu Hakusho Netflix

Si perché Yusuke nel corso del manga (e dell’anime) avrà modo di imparare che non tutti i demoni (o Yokai) sono malvagi, ma che alcuni provano persino sentimenti e hanno imparato a convivere con gli esseri umani, ovviamente anch’essi sotto le spoglie di esseri umani. Faremo la conoscenza di Kurama e di Hiei, due demoni che nascondono ben più di un’animo demoniaco.

Nel manga (e nell’anime) il nostro Yusuke si troverà ad affrontare situazioni diverse, nemici diversi, anche dei tornei in cui dovrà confrontarsi con avversari all’apparenza imbattibili. E chi sta scrivendo questa recensione a suo tempo ha letto tutto il manga e visto tutte le puntate dell’anime, alcune ad esempio se le ricorda benissimo poiché avevano una storia veramente coinvolgente.

Yu Yu Hakusho Netflix

Yu degli spettri, le sostanziali differenze

Vogliamo andare dritti al sodo? Netflix ha riassunto il tutto in sole 5 puntate di circa 50 minuti l’una. Si è vero, facendo un rapido calcolo ci troviamo davanti a ben 250 minuti di spettacolo, tuttavia non bastano per dare giustizia a quella che è un’opera di gran lunga migliore e molto più complessa. Accantonate e dimenticate le quattro venerabili bestie e riassumete il tutto senza ritegno, ecco a voi la serie Yu Yu Hakusho di Netflix.

Se da un lato abbiamo dei combattimenti davvero spettacolari e dei personaggi davvero ben curati e ben interpretati (Kurama è il top, nulla togliendo a Hiei ovviamente), dall’altro abbiamo una pessima “compressione” dell’opera originale davvero striminzita ai minimi termini. Viene a mancare tutto quell’arco temporale in cui Yusuke, Kurama e Hiei iniziano a stringere un legame di fiducia reciproca, e non solo.

Persino l’allenamento di Yusuke con la maestra Genkai è ridotto a pochissimi minuti che non restituiscono allo spettatore un vero scorrere del tempo, il nostro eroe infatti imparerà l’utilizzo della mossa Reigun (o Raggio Astrale che dir si voglia) in pochissimi minuti, mentre Kuwabara combatterà davvero pochissimo con la sua Spada Astrale (mentre nell’opera originale ha tutta un’altra evoluzione come personaggio).

fratelli Toguro

Applausi invece per tutto il resto e la fedeltà della trama, quantomeno le parti salienti e alcuni risvolti della storia sono stati trasmessi nella loro completezza, senza rimaneggiare nulla (o quasi). Seppur i combattimenti sono pochi e ridotti all’osso e i nemici limitati ai soli Gouki, Bui, i fratelli Toguro e Karasu, gli stessi sono ben caratterizzati e tali combattimenti rispecchiano più o meno fedelmente quelli dell’opera originale.

Purtroppo è stato un azzardo quello di Netflix di voler riassumere un’opera come Yu Yu Hakusho in soli 5 episodi, si ha l’impressione di essere davanti ad una “demo” che è più una dimostrazione degli effetti speciali utilizzati che un vero e proprio tentativo di trasformare un manga in una serie televisiva degna di tale nome. Peccato che sia mancata quella voglia di impegnarsi come invece è stato fatto con l’adattamento Netflix di One Piece.

Seppure la serie sarà quasi sicuramente rinnovata per una seconda stagione a questo punto ci domandiamo dove potrebbe andare a parare, in quanto i soli primi 5 episodi sembrano riassumere quasi tutta l’opera di 175 capitoli manga o le 112 puntate dell’anime, anche se in realtà resta l’arco narrativo di Shinobu Sensui e quello dei Tre Re del mondo demoniaco. Resta un grandissimo punto di domanda al quale, francamente, preferiremo non avere mai risposta.

È un gran peccato, soprattutto dopo alcune ottime serie targate Netflix come Non siamo più vivi o One Piece. Confidiamo che con questo mezzo successo mancato la piattaforma abbia più cura nel proporre, soprattutto agli appassionati, trasposizioni più accurate e più fedeli rispetto la loro controparte anime/manga.

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Pubblicato da Mastrangeli Daniele

Cresciuto a pane, nutella e Phillips Videopac G7000. Fra i suoi "meriti accademici" vanta un record in sala giochi di oltre un milione di punti a Street Fighter 2.